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Gianluca Pica
 


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BLOG DI UNA GUIDA TURISTICA A ROMA

22/05/2019, 13:44

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FONTANA-DEL-FACCHINO


 La Fontana del Facchino, una delle statue parlanti di Roma, è una piccola foto storica di una Roma popolare che non c’è più...



La Fontana del Facchino è una delle statue parlanti di #Roma, utilizzate per secoli dai Romani per appendere, sulla superficie della piccola fontana, fogli con scritte satiriche contro i potenti che, nel corso dei secoli, governarono a Roma. Capite come, dunque, questa piccola fontanella abbia rappresentato, nel corso del tempo, qualcosa che difficilmente si poteva fare in passato: scagliarsi animatamente contro i potenti di turno!  Un modo come un altro per far parlare il popolo, per una volta... Ma ciò che più colpisce della fontana è il protagonista stesso dell’opera, un individuo che, anch’esso, fa parte delle tradizioni più pure della Roma di un tempo: vediamo un uomo che, stancamente quasi, porta una piccola botte, da cui sgorga l’acqua che si deposita nella vaschetta sottostante. L’uomo in questione non è altro che un "acquarolo", erroneamente definito facchino, il cui compito principale consisteva nel prendere l’acqua dalle fontane, spesso dalla Fontana di Trevi, per poi rivenderla. Un lavoro notturno, in cui gli "acquaroli" usavano riempire le loro botticelle, una dopo l’altra, per poi andare di giorno, di casa in casa, tentando di vendere l’acqua per un compenso modesto. In questo modo ai Romani veniva risparmiata la fatica di andare nelle fontane a rifornirsi. Un po’ come quando noi, oggi, telefoniamo per farci recapitare la pizza direttamente a casa! Gli "acquaroli", grazie soprattutto alla Fontana di Trevi che, soprattutto dal ’700, portò nel cuore di Roma litri e litri di acqua in più in pieno centro storico, divennero un punto di riferimento per molti. Ma come mai una città grande come Roma aveva necessità di una figura lavorativa simile? Per il semplice fatto che, sin dal VI secolo d.C. quando, a causa di una serie di assedi, gli acquedotti costruiti dagli Antichi Romani furono distrutti, prendere #acqua a Roma non era così semplice. Si doveva andare a raccoglierla al Tevere, non senza possibili conseguenze vista l’acqua non propriamente salubre. Al massimo, chi non voleva rischiare la pelle con le acque del Tevere, si poteva sempre andare alla fontane. Ma perché gli "acquaroli" lavoravano, come ho scritto sopra, solo di notte? Probabilmente, secondo alcuni documenti, per evitare di pagare una sorta di tassa sull’acqua che, altrimenti, si sarebbe abbattuta sui loro modesti guadagni. Questa piccola fontana, dunque, rappresenta un vero spaccato della Roma popolare, un modo come un altro trovato da quei cittadini che, per sopravvivere, arrivavano anche a reinventarsi, inventandosi nuovi mestieri. La Fontana del Facchino è cinquecentesca e, sebbene ci sia una leggenda popolare che afferma che l’opera sia di Michelangelo, ancora oggi è carica di misteri e segreti. A parte la tradizione su Michelangelo, probabilmente la fontana è opera di Jacopo del Conte, artista molto attivo nella Roma di fine ’500, quando probabilmente la piccola fontanella fu realizzata. Inoltre Jacopo abitava proprio nei pressi, laddove oggi la Fontana del Facchino è situata. Infatti essa era, originariamente, posta lungo Via del Corso. Solo due secoli fa, forse per evitare danni, l’opera fu spostata nella sua sede attuale: Via Lata, una piccola traversa di Via del Corso, addossata a Palazzo De Carolis. Molto bello, dunque, capire quanto una piccolissima opera d’arte possa rappresentare molto: un modo di vivere, una speranza per un futuro migliore, un lavoro umile ma allo stesso utile, uno spaccato della Roma del Cinquecento. Una meraviglia, insomma... #acqua #unaguidaturisticaroma #romeisus #Rome #atourguiderome #Tevere


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