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Gianluca Pica
 


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BLOG DI UNA GUIDA TURISTICA A ROMA

15/06/2019, 14:29

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IL-GALATA-MORENTE-AI-MUSEI-CAPITOLINI
IL-GALATA-MORENTE-AI-MUSEI-CAPITOLINI


 Il "Galata Morente" è uno dei capolavori dei Musei Capitolini, con il pathos, la sua anima, il suo realismo...



Il "Galata Morente" è uno dei capolavori dei Musei Capitolini, senza ombra di dubbio. La straordinaria statua in marmo faceva parte di un gruppo scultoreo e di un monumento molto famoso che i Romani conoscevano e che, di conseguenza, presero a modello. Non è un caso, infatti, che la storia e le origini del "Galata Morente" siano molto simili a quelle che riguardano un’altra fantastica opera in marmo ospitato, invece, a Palazzo Altemps: il "Galata Suicida". Entrambe sono una copia romana del III secolo d.C. che ripresero i modelli del monumento voluto da Attalo, Re di Pergamo (città-stato greca), alla fine del III secolo a.C. Per commemorare la sua vittoria contro i Galati, il re Attalo ordinò allo scultore Epigono di realizzare qualcosa che potesse sottolineare la vittoria e, allo stesso tempo, la sconfitta subita da quei barbari dei Galati. Non è un caso, infatti, che l’atteggiamento del "Galata Morente" sia dismesso, vinto, sottomesso. Anche i Romani fecero proprio questo concetto, impostando gran parte dell’arte pubblica sulla rappresentazione, anche attraverso pose e gesti, della sottomissione e la sconfitta dei nemici. Il "Galata Morente" è incredibile nell’anima che traspare dal personaggio. Vediamo un uomo accasciato a terra, stanco e debilitato. Sembra proprio che non riuscirà più ad alzarsi. La spada è vicino a lui ma inerme, così come il suo guerriero. La mano sinistra poggia quasi con dolore sulla coscia, mentre l’altra tocca il terreno, ultimo sostegno. Ma è soprattutto il volto del Galata a lasciare di stucco: il suo sguardo, la smorfia della labbra e le rughe sul viso ci danno un chiaro senso di sofferenza e dolore. Sta per morire, certamente, ma non è una morte dolce. Per non sbagliarsi molti sono gli elementi che ci indicano chiaramente la stirpe e l’origine dell’uomo: è un barbaro, quindi quasi un selvaggio agli occhi dei Greci e dei Romani. Più che un barbaro è semplicemente uno straniero, un non cittadino che, di conseguenza, non è civilizzato. I suoi baffi, i capelli folti e dalle lunghe ciocche e gli zigomi pronunciati. Tutto indica il fatto che siamo di fronte ad un barbaro, soprattutto la collanina che porta al collo, denominata "torque", usata da molte di quelle popolazioni. E’ anche vero, poi, che nonostante l’estrema sofferenza dell’uomo traspare comunque un altro tipo di valore: il coraggio. Il Galata è sì sconfitto, ha sì uno sguardo addolorato ma, allo stesso tempo, sembra dirci che è morto combattendo e con onore. Un altro modo, se vogliamo, per rivendicare la forza dei vincitori attraverso il coraggio dei nemici. Curioso notare, infine, come anche in questo caso, in assenza di chiari documenti o di studi accurati, anche il "Galata Morente" per secoli non è stato identificato a dovere. Ancora nel ’600, infatti, si pensava che l’uomo ferito a terra fosse un gladiatore! Per fortuna che oggi conosciamo la verità... #unaguidaturisticaroma #romeisus #Rome #atourguiderome #archeologia #archeology 


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