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Gianluca Pica
 


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BLOG DI UNA GUIDA TURISTICA A ROMA

02/10/2019, 13:02

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LA-CAPPELLA-DEI-SANTI-PRIMO-E-FELICIANO:-MOSAICO-DAL-MEDIOEVO


 Nella Basilica di Santo Stefano Rotondo brilla, per la sua estrema bellezza, una cappella con un mosaico del VII secolo d.C. ancora oggi capace di raccontarci la storia di due martiri...



Tra le straordinarie meraviglie della Basilica di Santo Stefano Rotondo a #Roma, sulla sommità del #Celio, troviamo una piccola cappella, l’unica superstite dell’antica bellezza che permeava e riempiva questo luogo sacro. Immaginate come la basilica aveva, originariamente, una pianta circolare in cui si innestava una sorta di croce. Alla fine dei quattro bracci si aprivano quattro cappelle, e questa è l’unica superstite dopo i numerosi restauri che si susseguirono nel corso dei secoli. La Basilica di Santo Stefano Rotondo, infatti, fu eretta addirittura nel V secolo d.C. e circa due secoli dopo, negli anni ’40 del VII secolo, Papa Teodoro I si preoccupò di abbellire tutto il complesso. In particolare sarà lui a traslare qui i resti mortali dei Santi Primo e Feliciano, due martiri cristiani che trovarono la morte nel 303 d.C. Secondo una "passio" abbastanza tarda, risalente a tre secoli dopo la loro dipartita, Primo e Feliciano erano due fratelli ottantenni che furono uccisi, dopo numerose torture e supplizi (mostrati negli affreschi delle mura laterali della cappella) per decapitazione. I due trovarono la morte nella zona di Mentana, dopo aver rifiutato più di una volta di venerare una divinità per loro pagana. Come prassi dell’epoca, dopotutto, ai Cristiani veniva data la possibilità di riparare ai loro errori, per i Romani ovviamente, facendo pubblica ammenda, pregando gli idoli romani, giurando in nome dell’Imperatore e bestemmiando. Cosa che, è evidente, i due non fecero. La loro storia, se così si può dire, è perfettamente rappresentata dal magnifico mosaico dorato che Papa Teodoro I utilizzò per decorare la calotta absidale della piccola cappella. I due santi, qui rappresentati come giovani e vestiti all’orientale, sono situati ai lati di una grande croce gemmata sulla cui sommità campeggia un clipeo con un volto di #Cristo. Questo ultimo elemento è posteriore all’intero mosaico, e probabilmente fu aggiunto successivamente ricalcando, però, il clipeo originario (che probabilmente si era eroso nel tempo). La croce gemmata al centro, secondo alcune rappresentazioni, potrebbe rappresentare non soltanto la vittoria di Cristo mediante la sua Passione ma anche un omaggio a #Gerusalemme che, nel 637 d.C. (quindi pochi anni prima la realizzazione del mosaico), fu conquistata dagli arabi. Un modo per ribadire, dunque, la superiorità della Chiesa e della fede cristiana. Interessante notare come il possedere i resti mortali di uomini considerati martiri portava, spesso e volentieri, a dispendiosi restauri e ad abbellimenti preziosi. Un modo per omaggiare la morte di persone che, nella fede, hanno perso tutto. Ma anche un modo, in epoca medievale, per aumentare il prestigio di chiese e luoghi di culto in generale. Ciò che colpisce oggi, a parte la meraviglia dorata impressa dal mosaico, è capire come il culto dei martiri ebbe uno straordinario impulso nella Roma medioevale, un impulso che sfocerà in nuove basiliche, nuovi luoghi di culto, nuove storie... #romeisus #Rome #atourguiderome #unaguidaturisticaroma  #mosaico #medioevo #middleages #mosaic


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