Una casa quattrocentesca, nel cuore di Roma, divenne un'istituzione della città, un albergo ovunque conosciuto che diede il nome a una via.
In via dell'Orso a Roma, non lontano dalla curiosa Torre degli Scapucci (torretta divenuta famosa per una tradizione, come potete leggere qui), troviamo un edificio quattrocentesco ben conservato. Un meraviglioso esempio di come, nell'Urbe, architettura di stampo civile possono sopravvivere ai secoli. Nel nostro caso, però, questo edificio attraversò la storia cittadina grazie alla sua fama, in quanto fu qui che, per secoli, aprì il celebre Albergo dell'Orso. Curioso sapere come, in questo caso, fu preso questo hotel a dare il nome alla via, e non viceversa, come spesso accade. Vediamo allora, assieme alla vostra guida turistica locale di Roma, perché questo locale è così intrigante.

Chi aprì, per la prima volta nel Quattrocento, un hotel proprio qui aveva l'occhio lungo (sebbene dobbiamo ipotizzare che in origine fosse un edificio privato, una residenza). Infatti non siamo per niente lontani da Via dei Coronari, strada privilegiata poiché scelta dai numerosissimi pellegrini che volevano andare a San Pietro, percorrendo la caratteristica viuzza, passando Ponte Sant'Angelo (da cui, secoli fa, papa Gregorio I ebbe una famosa visione, come potete leggere qui), per dirigersi poi verso la grandiosa basilica petrina. Venne, dunque, forse naturale l'idea di aprire un locale per dare alloggio ai pellegrini, soprattutto, che volevano visitare la Città Eterna. Fonti storiche attestano come, tra gli ospiti dell'Albergo dell'Orso, ci fossero anche dei veri e propri VIP. Si parla, addirittura, di Dante Alighieri sebbene, è giusto dirlo, in questo caso si tratta di una bufala. Dante visitò sì Roma, in occasione del primo Giubileo della storia ospitato dalla Città Eterna, ma un secolo prima della costruzione della palazzina. Sicuramente qui soggiornò Michel de Montaigne alla fine del 1580. Lo scrittore, però, cambiò dopo pochi giorni alloggio, forse per le spese troppo gravose per le sue tasche. Indubbiamente passò per le sale dell'Albergo dell'Orso anche Goethe, per il suo soggiorno a Roma. Anzi, è giusto dire come il tedesco passò proprio qui la sua prima notte nell'Urbe. Peccato che già dal Seicento, a leggere le cronache, l'Albergo dell'Orso aveva perso molto del suo fascino iniziale. Era considerato un alloggio di bassa levatura, adatto a poveracci e malintenzionati. Non aveva più lo charme di un tempo.
Nonostante questo, però, l'edificio quattrocentesco ancora oggi affascina chiunque abbia la fortuna, o la volontà, di passarci davanti. Ha subito alcuni interventi, la nell'anima è sempre lo stesso, con la sua piccola torretta a lato, le finestre ad arco e quella monofora, la loggetta. Sono anche visibili, sulle mura dell'osteria, frammenti di un antico passato. Facile, infatti, è vedere un rilievo raffigurante leoni (stranamente non orsi), e la copia di un sarcofago romano frammentato del III secolo che, 50 anni fa, fu rubato. Nonostante questa tribolata ma affascinante storia, però, l'Albergo dell'Orso ha mantenuto intatto il ricordo di un passato lontano, il cui eco rimase in vita nel corso dei secoli. Tanto che lo stesso Ettore Roesler Franz, in uno dei suoi meraviglioso acquerelli, omaggiò questo angolo di Roma, e questa celeberrima osteria, con i suoi straordinari colori.
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