Piazza Cavour, dietro il Palazzaccio, simboleggia in parte l'intera storia di questo famoso quartiere romano, in molti modi.
Si sa che il quartiere Prati, l'ultimo di Roma a essere ufficialmente fondato, ne ha viste tante nella sua pur breve storia. Uno dei centri nevralgici dell'intero quadrante è il cosiddetto Palazzaccio, come lo chiamiamo noi a Roma. Il principale Palazzo di Giustizia, con un periodo turbolento alle spalle (come potete leggere qui). Indubbiamente, però, a far da contraltare alla massa enorme di questo edificio è la piazzetta retrostante, concepita anche per omaggiare un uomo, uno statista direi, che tanto ha dato per fondare quella che è la nostra nazione: Camillo Benso conte di Cavour. Un uomo, a prescindere da come la si possa pensare, che ha fatto la storia. Per questo parse naturale, nel settembre del 1895, inaugurare questo monumento. Peccato che, come sempre, non fu tutto rosa e fiori.

Innanzitutto nei decenni precedenti Prati non era ancora come la conosciamo adesso, poiché l'aspetto attuale deriva soprattutto dalla grandiosa speculazione edilizia perpetrata negli ultimissimi anni del XIX secolo, per poi proseguire in occasione del 1911 (cinquantenario dell'Unità d'Italia) e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Laddove oggi sorge il monumento a Cavour, immaginate, una volta c'era un famoso campo da bocce, utilizzato da giovani e anziani, nonché numerosissime osterie. Infine un grande parcheggio per vetture (i calessi all'epoca) completava l'atmosfera prettamente cittadina e locale che qui si respirava sino al 1885, quando si spianò un'area di 27mila metri quadri per fare questo monumento. La cerimonia della posa della prima pietra, il 14 marzo del 1885, fu seguita da molti, anche da quei cronisti da cui possiamo ricavare qualche dato interessante. Innanzitutto era una fredda mattinata, e molta fu la fatica per spostare la prima pietra, un blocco di travertino del peso di settecento chili. Come uso all'epoca, e non solo, all'interno del blocco fu inserita una sorta di capsula del tempo. Un piccolo tubo in piombo cavo al cui interno furono lasciate (e sono lì ancora oggi), delle monete dell'epoca nonché pergamene con inni e lodi, oltre che parole vergate di loro pugno, dedicate ai regnanti dell'epoca: Re Umberto I e la consorte, Regina Margherita. Ma ecco altre curiosità dalla vostra guida turistica locale a Roma.
Passano gli anni e i secoli, ma dopotutto la critiche sono sempre le stesse. Siamo in presenza di un monumento dedicato a uno statista, dunque a un politico. Personaggio divisivo per definizione, soprattutto in un momento in cui in molti, nonostante tutto, non vedevano di buon occhio l'unificazione dell'Italia, tantomeno l'annessione di Roma al regno. Sulle colonne del Messaggero, dunque, si leggono le critiche mosse per la realizzazione del monumento, critiche che, ovviamente, verterono soprattutto sul costo dell'opera:"… un monumento che costerà una cifra, e del quale memoria del conte di Cavour non aveva bisogno davvero per essere tramandata ai posteri". Parole chiarissime, non c'è che dire. Non solo, poiché anni dopo tutta Prati fu, spesso, bersagliata di critiche. Quartiere senza senso né regole, una “città a scacchiera, colpita dalla morte ancor prima di aver vissuto”, come scrisse Emile Zola. E, per non farci mancare nulla, ecco che c'è a chi non piacque la scelta di posizionare la statua proprio lì. Se ci fate caso, infatti, Cavour guarda direttamente il Palazzaccio, dando però le spalle a Piazza Mazzini, area dedicata a un altro eroe del Risorgimento italiano. In molti ci videro una certa malizia, tanto che i commenti, con la solita ironia romana, furono di questo tenore: “Perché Cavour volta le spalle a Mazzini? Hanno forse litigato?”. Polemica sterile in questo caso, mi spiace, poiché Piazza Mazzini sorse più di trent'anni dopo questo monumento elogiativo che, piaccia o meno, ancora oggi è lì a ricordare un momento storico per Roma. E non solo.





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